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Genitori nella Rete, tra regole e consapevolezza

Cari genitori, quanto siete digitali? È di pochi giorni fa l’appello della Polizia Postale, con la quale Pepita Onlus collabora da anni per contrastare i fenomeni di cyberbullismo, che invita mamme e papà ad aggiornarsi, a “fare di più” per non rimanere indietro.

Quanti di voi, ad esempio, conoscono la differenza tra social network e social media? Forse pochi e forse non è così rilevante per sopravvivere nella giungla tecnologica. Ma certamente è utile per capire il rapporto dei nostri figli con gli strumenti del loro quotidiano e per aiutarli a usarli con maggiore consapevolezza.

In estrema sintesi, i primi riguardano una rete sociale, ossia, un gruppo di persone unite tra loro per interessi di varia natura che vogliono costruire o sentono di appartenere a una community (la classe, una cerchia di amici, una squadra sportiva…); i secondi rappresentano tutte le applicazioni basate sul web che permettono di creare e scambiare contenuti generati da persone.

Quindi, social network –> persone, mentre social media –> strumenti

I social network: usi e…consumi

Tutti voi, al contrario, avete ben in mente quanto i social network siano diffusi tra i ragazzi. Li conoscono molto meglio degli adulti, li usano con grande dimestichezza, li vivono come il loro canale di comunicazione privilegiato, talvolta abusandone, principalmente in termini di tempo – cioè sono sempre appiccicati a uno schermo per molte ore al giorno – qualche volta anche in termini legali – cioè non si rendono conto che ciò che condividono può essere ai limiti di ciò che la legge consente.

Perché i ragazzi usano i social network?

Ogni anno incontriamo decine di migliaia di ragazzi e bambini tra oratori, scuole, associazioni sportive e le risposte che abbiamo raccolto ci dicono che lo fanno per

  • esprimersi
  • accrescere la loro autostima grazie alle conferme immediate
  • condividere confidenze
  • sentirsi parte di un gruppo
  • essere popolari

I social media, per la distinzione che abbiamo premesso, rappresentano uno strumento positivo per rimanere in contatto, condividere informazioni, divertirsi e perfino… studiare, ma, come tutti i mezzi di comunicazione a disposizione, vanno utilizzati con responsabilità o possono comportare qualche rischio.

Il controllo di mamma e papà

Ai genitori spetta avere il controllo dello smartphone, senza ammettere esplicitamente di non sapere. Non è educativo e neppure confortante per un ragazzo o un bambino, anche se il genitore pensa così di rafforzarne l’autostima, dichiarare di non conoscere le potenzialità e le funzionalità dell’apparato.

I minori, infatti, inconsapevolmente e fisiologicamente inadeguati, non sono in grado, da soli, di prevedere completamente le conseguenze di un gesto o di controllare gli impulsi, risolvere problemi e prendere decisioni. La loro corteccia prefrontale, ci spiega la psicologa psicoterapeuta Miolì Chiung dello Studio Salem, non è ancora del tutto sviluppata nella loro fase di crescita. È compito dei genitori fare loro da “grillo parlante” per sostenerne una crescita equilibrata verso la consapevolezza.

Cosa fanno i ragazzi in rete?

Ecco quindi che, quando non vengono adeguatamente guidati, i ragazzi tendono a

  • condividere informazioni personali
  • geolocalizzarsi
  • guardare e condividere contenuti violenti e inappropriati per la loro età
  • agire senza riflettere credendo di restare nell’anonimato
  • recepire informazioni sbagliate su argomenti delicati che riguardano la loro vita e la loro crescita
  • perdersi nella dipendenza da web e ritirarsi dalla vita (hikikomori).

Questi sono i presupposti che possono metterli a rischio di incontrare in Rete bulli o persone dai profili falsi, pronti a estorcere loro informazioni e denaro, fare loro pressioni o adescarli.

Anche Marco Luciani, ispettore del corpo di polizia locale di Milano, specializzato in tematiche di contrasto al disagio giovanile ribadisce l’importanza delle regole, che i genitori devono impartire. A loro, ad esempio, il compito di spegnere lo smartphone del figlio o della figlia la sera e metterlo in sala, lontano da loro per averne il controllo e restituirlo al mattino.

“Solo 10 anni fa – spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita Onlus – era inimmaginabile la diffusione dei social network, condizionata e sostenuta dalla facilità con cui oggi si possono reperire a costi contenuti strumenti potenti, creati più per interagire in Rete che per tenere aperta la comunicazione. Ecco perché è venuto il momento di documentarsi, formarsi e avere chiare tutte le potenzialità di uno smartphone, prima di regalarlo ai nostri figli”.

Pepita Onlus siede ai tavoli interistituzionali dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia e ha di recente avviato partnership di valore con AFOL (Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro e istituzione formativa iscritta nella sezione A dell’Albo dei soggetti accreditati di cui all’art. 25 della L.R. n. 19/07), CO.NA.CY. (Coordinamento Nazionale Cyberbullismo – Centro Nazionale per il supporto alle vittime di Cyberbullismo istituito dal MIUR presso la Casa Pediatrica dell’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano), AICA (Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico, garante delle certificazioni informatiche europee e dal 1997 ha attivo un protocollo d’intesa con il MIUR) per garantire percorsi di formazione efficaci e certificati.

Il corso che forma #GenitoriDigitali e non solo

Tra questi è attivo un corso di 6 ore + 1 (per la certificazione online) dedicato ai genitori affinché non solo acquisiscano competenze digitali, ma riattivino le proprie competenze genitoriali consapevoli che anche la salvaguardia della vita digitale dei loro figli deve passare attraverso la loro capacità di tornare a essere autorevoli, riflettendo sulle regole e sui valori che si vogliono trasmettere in rete e non.

Alcuni temi centrali del percorso formativo riguardano la conoscenza dei limiti, del funzionamento e delle regole di utilizzo stabilite dai diversi social network e dalle applicazioni di messaggistica istantanea, l’importanza di sostenere una crescita consapevole a salvaguardia dell’identità dei propri figli nel Web, l’analisi della vita digitale per riconoscere abitudini negative e porvi rimedio (l’importanza del buon esempio), il valore del rispetto come strumento per riconoscere il limite, i rischi legati alla diffusione online di immagini intime, le implicazioni legali connesse ad un uso scorretto della rete, le novità introdotte dalla L71/2017, la confusione tra pubblico e privato, i fenomeni dell’adolescenza e le principali manifestazioni di cyberbullismo (flaming, sexting, harassment, cyberstalking, sextortion, challenge autolesive, hate speech).

Dalla teoria alla pratica. Consigli per genitori attenti

  1. PARLA CHE TI PASSA – Favorite il dialogo e il confronto con i ragazzi rispetto all’utilizzo dei social. Cercate di spiegare loro quali sono le opportunità e le potenzialità della Rete, ma anche a quali rischi potrebbero andare incontro. Invitateli a confrontarsi con voi o con altri adulti di riferimento nel caso dovessero imbattersi in contenuti inappropriati o persone insistenti, che chiedono informazioni troppo personali.
  2. NON FARE IL PESCE NELLA RETE – Verificate le impostazioni della privacy sui social dei ragazzi. Rendeteli consapevoli sui dati personali che non devono essere condivisi. Meno dati personali si condividono in rete e meglio è. Sconsigliate l’utilizzo della geolocalizzazione (è una funzione degli smartphone che permette di comunicare la propria posizione in qualunque momento). Questa funzione può essere utile (in certe applicazioni permette di ricevere informazioni immediate rispetto a un luogo da visitare o a un locale da frequentare) e divertente (per far sapere ai tuoi amici dove ti trovi, se sei in vacanza o nelle vicinanze), ma non è sempre una buona idea far sapere a tutti il luogo in cui ci si trova.
  3. LE PAROLE POSSONO UCCIDERE – Spiegate ai ragazzi il potere delle parole. Chiarite con loro quale comportamento vi aspettate da loro nell’utilizzo dei social network. È importante farli riflettere: prima di scrivere / postare /condividere qualcosa in rete, sui social network, occorre che si fermino e pensino a quali potrebbero essere le conseguenze di quello che stanno per inviare sulla rete (sto scrivendo qualcosa che potrebbe offendere o disturbare qualcuno? È un contenuto imbarazzante?)
  4. SE CONDIVIDI NON È PIU’ TUO – Monitorate le foto che i ragazzi postano online. Occorre far capire loro che ogni dato che viene pubblicato in Rete “è perso”, non è più “nostro”. È fondamentale far capire questo valore soprattutto per la condivisione delle immagini, dei cosiddetti “selfie”. Ciascuno dei ragazzi è un’opera d’arte unica, autentica, originale ed irripetibile e per questo va conservata, protetta, custodita.
  5. SU INTERNET È PER SEMPRE – Parlate ai ragazzi della reputazione digitale. Quello che pubblicano oggi rimane sulla Rete per sempre. Prima di condividere / postare è quindi necessario riflettere sulle conseguenze di quello che sto facendo, non solo a breve ma anche e soprattutto a lungo termine. Sempre più spesso, ad esempio, chi si occupa di selezione del personale fa riferimento alle ricerche su internet per ottenere informazioni su di noi.
  6. Siate INFORMATIsui social network più utilizzati dai ragazzi. Partecipate alla vita digitale dei ragazzi
  7. Siate un BUON ESEMPIO per i ragazzi. Se chiamate loro ad un utilizzo responsabile dei social network e degli smartphone, sappiate essere voi prima di tutto responsabili
  8. Nell’era dell’immediatezza, del tutto subito e delle soddisfazioni istantanee, diamo TEMPO AL TEMPO per godere di ogni istante con loro a tavola, davanti alla tv, al cinema, condividendo esperienze nella vita reale, senza dover necessariamente documentare ogni esperienza nello spazio digitale.

E ora tocca a voi

Provate a “concretizzare” questi consigli in una serie di regole condivise sull’utilizzo degli smartphone e dei social network. Ne elenchiamo alcune che riteniamo importanti

  1. Le password di accesso allo smartphone dei vostri ragazzi devono essere conosciute anche da voi. Non è necessario accedere allo smartphone, ma è bene che i ragazzi sappiano che potete farlo
  2. Definite gli orari in cui stare attaccati allo smartphone non è necessario (dopo un certo orario alla sera); definite i momenti in cui lo smartphone può stare in un luogo distante da voi (pranzi, cene).

Conclusioni

I social media sono preziosi strumenti di comunicazione che possono trasformarsi in “armi” se non vengono utilizzati con attenzione e consapevolezza.

Sono sempre le persone a farne un buono o cattivo uso.

Educare i nostri figli a riflettere prima di “postare” o condividere pensieri e immagini, fa la differenza: occorre essere informati, tenersi al passo con loro, interagire e mostrare interessamento quando hanno qualcosa da raccontarci.

Fondamentale è non perdere mai il contatto con loro per essere sempre tàggati nella loro vita reale.

 

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