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SCUOLA, +75% DEI RAGAZZI NON SA CHE ESISTE IL BULLISMO SESSUALE

Milano – (Adnkronos) – Si tratta di un fenomeno che prende forma diffondendo allusioni o pettegolezzi, attribuendo nomignoli o facendo pressioni su qualcuno. Tra le cause alla base, la superficialità dei ragazzi che, molto spesso, non si accorgono della gravità delle loro azioni.

In Italia più del 75% dei ragazzi non sa cosa sia il bullismo sessuale, l’80% di essi si sente più coraggioso su internet e, per la stessa percentuale, l’aspetto fisico e il modo di vestire determinano preoccupazione e insoddisfazione, condizionando i rapporti interpersonali. Questi sono alcuni dei dati emersi da un’indagine di alcuni ricercatori della ‘Leeds metropolitan university’, affiancati da cinque associazioni no-profit, tra cui l’italiana Pepita onlus, condotta su 240 giovani italiani, inglesi, bulgari, sloveni e lettoni.

Il primo dato emerso dalla ricerca è che tre quarti degli intervistati non ha una chiara idea di cosa si intenda per bullismo sessuale, fenomeno che viene erroneamente considerato sinonimo di stupro o violenza. In realtà, come spiega Ivano Zoppi, presidente di Pepita onlus: “Il bullismo sessuale è tutto quello che viene prima di una manifestazione fisica violenta. È una tipologia di bullismo con una specifica connotazione sessuale, viene messo in atto con azioni fisiche, verbali e psicologiche. I comportamenti del bullo comprendono commenti provocatori a sfondo sessuale, allusioni sulla reputazione, l’uso di un linguaggio esplicito per umiliare”.

I bulli molto spesso scherniscono elementi fisici, il modo di vestire o le tendenze sessuali. È un fenomeno che spesso prende forma diffondendo allusioni o pettegolezzi, attribuendo nomignoli o facendo pressioni su qualcuno. Tra le cause alla base, i ricercatori hanno individuato la superficialità dei ragazzi che, molto spesso, agendo in modo superficiale, non si accorgono della gravità delle loro azioni; il fenomeno può essere anche la risposta a un rifiuto ricevuto, in altri casi è originato da una difficile situazione familiare, in altri ancora deriva da atteggiamenti omofobici. Una delle possibili soluzioni è rappresentata dai media, che, come spiega Carolina Pellegrini, consigliere di parità regionale per la Lombardia, “devono cambiare il loro atteggiamento: si parla di violenza quando c’è un atto conclamato, si preferisce dare lo scoop; ma si dovrebbe fare più sensibilizzazione, partendo dai fenomeni culturali”.

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