il manifesto della nuova educazione

“Coraggio… piccolo soldato dell’immenso esercito. I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.”

Cuore – Edmondo De Amicis

A tutti noi che ci occupiamo di educazione il tempo presente chiede di non perdere l’opportunità. L’opportunità di costruire un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, di ascoltarli, di prenderci cura di loro e di mostrare loro un volto adulto capace di comprenderli, accompagnarli e aiutarli a crescere. Questo manifesto, frutto del lavoro di riflessione e di confronto condiviso, vuole essere un richiamo al coraggio di educare e un punto di partenza verso un nuovo modo di fare educazione, che faccia tesoro di quanto vissuto per aprire nuove strade di senso e di azione.

Il coraggio di educare

Un’educazione che faccia del coraggio di stare nell’incertezza uno spazio per comprendere chi siamo e chi vogliamo essere.

Il coraggio è azione del cuore, la forza che ci arriva quando facciamo le cose a cui davvero teniamo. Il coraggio non è il contrario della paura, ma la presuppone e la supera. Chi ha coraggio non è temerario senza giudizio, ma sa valutare con intelligenza le situazioni e riesce a trovare le risorse per affrontarle. Non si affida alla speranza, ma ne fa un motore per la concretezza.

Ci proponiamo di promuovere un’educazione nel coraggio e al coraggio, che faccia del coraggio di stare nell’incertezza uno spazio per comprendere chi siamo e chi vogliamo essere come singoli e come comunità, per discernere le migliori pratiche educative e per stare con l’altro ovunque egli si trovi.

L’etica della relazione

La relazione etica tra persone è vero interesse per l’altro come co-costruttore della nostra persona e della nostra comunità.

Ci proponiamo di promuovere una cultura dell’altro che muova dalla considerazione della centralità della relazione nella costruzione dell’identità e del benessere, individuale e collettivo. La relazione etica tra persone non si limita all’insieme di regole e valori da seguire, ma è attenzione alle realtà umane, è vero interesse per l’altro.
In ogni ambito della vita dell’individuo, da quello personale e privato a quello collettivo e pubblico, pensiamo sia necessario guardare all’altro come un soggetto co-costruttore della nostra persona e della nostra comunità.

 

Il villaggio dell’educazione

Educare è azione dell’intera comunità sui singoli e insieme sulla comunità stessa, è lavoro di rete tra le diverse agenzie educative

Educare non è atto del singolo sul singolo, ma azione dell’intera comunità sui singoli e insieme sulla comunità stessa. Solo attraverso la costruzione di una comunità educante capace realmente di fare rete al suo interno è possibile accompagnare nel percorso di crescita le giovani generazioni.
Nell’ottica del benessere di comunità, ci proponiamo di promuovere il lavoro sinergico tra le diverse agenzie educative che a vario titolo si occupano del benessere del bambino, dell’adolescente e del giovane adulto.

 

Essere pronti a prenderci cura

La prevenzione come spazio di cura, con professionisti pronti e preparati a prendersi carico dei minori nel momento del bisogno

La tecnica ci fa credere che tutto è possibile e che il limite è un ostacolo che impedisce di funzionare bene. Questa visione “automatica” del benessere porta la società a concepire la prevenzione solo come azione diretta ad impedire il verificarsi e il diffondersi di fatti indesiderati o dannosi.
Ci proponiamo di promuovere un cambiamento nel concetto di prevenzione, affinché si intenda come preparazione al prendersi cura. La prevenzione diventa uno spazio di cura, un luogo in cui trovare professionisti pronti e preparati a prendersi cura dei bambini, adolescenti e giovani adulti nel momento del bisogno e non solo ad informare sui rischi e a controllare che non si verifichino comportamenti problematici.

 

Azione nella non-azione

Darsi il tempo per ascoltare, per pensare a quello che succede, interrogarsi e confrontarsi con gli altri, è già azione stessa.

I tempi a disposizione per la riflessione sono diventati esigui, la velocità e l’immediatezza sono la cifra del nostro tempo e sembra che l’azione debba arrivare prima del pensiero.
Invece è propria di un educatore l’abilità dell’ascolto e della riflessione. Darsi il tempo per ascoltare, per pensare a quello che succede, interrogarsi e confrontarsi con gli altri non è tempo tolto all’azione, è già azione stessa.

L’educatore che ascolta, che si confronta apertamente, non è semplicemente disponibile a “perdere tempo” per accogliere le istanze emotive portate dall’altro: l’educatore che ascolta è l’educatore che educa.
Ci proponiamo di contribuire a creare un luogo dell’educare nel quale l’azione con l’altro deve integrarsi con l’azione per l’altro, che trova nell’ascolto e nella riflessione la sua espressione più alta.

 

Accessibilità dei servizi educativi

Fragilità intesa non solo come caratteristica della persona ma anche come distanza dai servizi educativi. Servizi più accessibili per una migliore cura educativa.

La cultura edonistica del benessere come assenza di dolore porta la società a nascondere la fragilità e i suoi “fragili” e quindi a non impegnarsi per prendersene cura. La fragilità è concepita come dimensione personale, psicologica o ambientale, che porta l’individuo ad essere intrinsecamente più vulnerabile allo stress e alle situazioni problematiche e dolorose.
Ci proponiamo di ampliare questa visione, introducendo e interpretando il concetto di fragilità in una dimensione comunitaria, generato dalla distanza dai servizi educativi e di cura. Fragile infatti è chi è distante da chi si può prendere cura di lui, fragile è chi non riesce ad accedere ai servizi educativi e di cura, fragile è chi non riesce ad essere raggiunto e fragile è la comunità che non riesce a farsi prossima a chi è in difficoltà. La fragilità che misura la distanza chiede ai servizi educativi di rendersi sempre più accessibili, prossimi e radicati nel territorio.

 

L’umanesimo digitale

L’educatore non chiede alla tecnologia di sostituirlo ma di essere alleata nel sostenere e difendere il lavoro umanistico dell’educazione

La persona al centro: questa è la base di ogni umanesimo. “Umanesimo digitale” significa mantenere il senso delle proporzioni per assumere una posizione creativa nel favorire il progresso umano nell’ambiente tecnologico e digitale.
Ci proponiamo di sviluppare un’educazione che non chieda alla tecnologia di risolvere ogni problema e di superare tutti i limiti oggettivi e soggettivi che fanno parte della vita e della storia. Di fronte ai limiti, l’educatore non chiede alla tecnologia di sostituirlo, ma di essere alleata nel sostenere e difendere il lavoro “umanistico” dell’educazione per sentirsi – in ogni condizione, in ogni momento storico e in ogni relazione – ancora e sempre umani.

 

La genitorialità orizzontale

Il tutore, il genitore come soggetto autorevole e non autoritario, responsabile e non colpevole, presente e non invadente

I giovani, già fin da molto piccoli, non accettano più il ruolo del genitore che dà il comando e non spiega, che ordina e non ascolta, dà regole e non ne è soggetto. Il minore di questa epoca è cosciente dei propri diritti e della propria dignità e dà rispetto non perché vada dato, ma perché sente che è meritato. Il genitore è dunque chiamato ad una relazione più autentica con il figlio, non di ruoli, ma di persone, non formale, ma sostanziale. Deve avere il coraggio di esserci, ascoltare, osservare, intervenire anche a costo di perdere l’“amicizia” del figlio, e di mettersi anche in discussione, per realizzare una relazione sana e profonda con l’adulto di domani.

 

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