Cosa c’entrano le emozioni con la tutela dei minori? E come incidono valori e relazioni sul percorso scolastico dei nostri figli?
Nell’era dell’intelligenza artificiale, la scuola si interroga su come ripensare alla propria funzione, a come impattare i linguaggi e i modelli di questa nuova transizione digitale sull’attuale percorso scolastico. Non è solo una questione di programmi, di materie o di apprendimento, parliamo di relazioni. Quelle tra pari, come pure quelle tra studenti e personale scolastico. L’IA irrompe sulla cultura, ancor prima che sulla prassi scolastica.
Da qui la necessità di riattivare una risorsa educativa che nessuna tecnologia sarà mai capace di pareggiare: l’intelligenza naturale. Un concetto che rimanda non solo alle scelte, alle competenze o alle capacità degli insegnanti e degli adulti con responsabilità educativa. L’intelligenza naturale è anche l’istituto di chi abita in mezzo ai ragazzi. Di chi, ogni giorno, sente sfuggire dalle mani queste nuove generazioni.
I “ragazzi di oggi” possono accedere a qualsiasi informazione, ma faticano ad approfondire, a entrare nelle cose, a prendere una posizione. Affidano il proprio senso critico al digitale, si confrontano con i chatbot, affidando all’IA non solo la traduzione di una versione o l’analisi di un testo, ma anche le proprie emozioni, riflessioni, ansie e fragilità. Ragazze e ragazzi connessi con il mondo intero, ma spesso incapaci di riempire un pomeriggio senza ricorrere alla Rete.
Il ruolo educativo della scuola
Famiglie, istituzioni e media riconoscono oggi alla scuola un ruolo sempre più centrale nella crescita delle nuove generazioni. In un contesto sociale in continua trasformazione, educare significa confrontarsi ogni giorno con nuove fragilità, bisogni emotivi e relazioni sempre più complesse. I ritmi quotidiani e le aspettative crescenti nei confronti dei ragazzi possono contribuire a generare ansia e smarrimento, rendendo ancora più importante costruire spazi basati su ascolto, relazione e condivisione.
I social network e gli ambienti digitali, nel loro complesso, possono rappresentare una scorciatoia per il futuro, che proietti i ragazzi alla vetta che si sono prefissati, o che hanno imposto altri per loro, senza dover affrontare la salita, senza godersi il percorso. Condizione necessaria per diventare grandi. Sono questi meccanismi che portano migliaia di studenti a misurarsi con l’intelligenza artificiale, non solo in cerca di aiuto (o scorciatoie) per i compiti scolastici, ma soprattutto per trovare conforto, sostegno e indirizzo a livello psicologico. Una guida, ancorché inanimata, per gestire sentimenti di inadeguatezza, solitudine, incomprensione e malessere che possono volgere in rabbia, apatia, ribellione e, talvolta, violenza: verso sé stessi, i propri compagni o gli insegnanti.
Se l’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui i ragazzi apprendono, comunicano e costruiscono relazioni, diventa dunque necessario ripensare anche il modo in cui li accompagniamo nella crescita. Non basta più parlare di educazione digitale come semplice utilizzo degli strumenti: serve creare spazi in cui i ragazzi possano imparare a riconoscere emozioni, fragilità, linguaggi e dinamiche relazionali che attraversano la loro quotidianità, online e offline.
La nuova Proposta Educativa
Da questa consapevolezza prende forma la Proposta Educativa 2026/2027 di Fondazione Carolina, in collaborazione con Pepita ETS: un insieme di percorsi formativi integrati e attività laboratoriali rivolti a studenti, genitori, docenti, educatori e personale ATA, pensati per accompagnare le nuove generazioni all’interno delle trasformazioni emotive, relazionali e digitali. Un lavoro costruito attorno a due dimensioni oggi sempre più intrecciate: Educazione Digitale ed Emozioni e Relazioni, nella convinzione che comprendere il rapporto dei ragazzi con il digitale significhi anche comprendere il loro modo di vivere sé stessi, gli altri e le relazioni.
Non a caso, più che un mestiere, lavorare accanto ai ragazzi, tutti i giorni, vederli crescere, sbagliare, cadere, per poi rialzarsi, è una missione. Una vocazione alimentata dalla passione per il futuro, dal privilegio di contribuire, a prescindere dal ruolo o dalla funzione all’interno del pianeta scuola, alla costruzione della comunità di domani.
Lo strumento più efficace per vincere le sfide educative di questi tempi multimediali, però, restano i valori. Quelli del rispetto, dell’esempio e dell’empatia. Territori che vanno esplorati dai ragazzi attraverso una relazione sana e costruttiva con adulti di riferimenti, nel rispetto dei ruoli e delle funzioni, ma con la sensazione di essere accolti, prima che giudicati.
Ecco perché le emozioni e le relazioni sono e saranno sempre tra le colonne portanti del sistema scolastico, a prescindere dai programmi, dagli strumenti e dalla natura dell’insegnamento.
Ivano Zoppi
Presidente di Pepita ETS
Segretario Generale di Fondazione Carolina



















