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Nell’ultimo periodo si moltiplicano i casi di violenza urbana e di degrado nelle principali città italiane. Il teatro di questi episodi sono soprattutto le metropolitane. Non si tratta di semplici borseggiatori o di furti occasionali, neppure di bande organizzate o criminali pregiudicati. Parliamo di furti legati a capi di moda, oggetti di tendenza o strumenti tecnologici che rappresentano quello che le giovani generazioni chiamano “must have”, cioè che letteralmente “bisogna avere”. A tutti i costi, verrebbe da dire, perché il bisogno di indossare l’ultima maglietta firmata, l’occhiale da sole più ricercato o persino le scarpe da ginnastica supera anche i confini della legalità.

Il malcapitato viene aggredito, spogliato del proprio indumento e spesso malmenato. Gli autori di questi veri e propri reati sono ragazzi, spesso giovanissimi e incensurati, che agiscono in gruppi ristretti. Quando sono colti in flagranza si scopre che in buona parte non si tratta di soggetti problematici, anzi, di “buona famiglia” e dall’aspetto curato.

Cosa li spinge quindi ad attuare tali condotte? Il vero bottino non sono tanto i beni sottratti allo loro vittime, quanto il bisogno di esibirsi, la ricerca della sfida e dell’affermazione, soprattutto sul web. Ecco perché per uno o due di loro che agiscono, c’è sempre un complice che riprende con il telefonino la scena. Filmati condivisi in Rete attraverso le chat e i gruppi Telegram, difficilmente individuabili e che promettono l’anonimato. Un fenomeno che tanto racconta sul disagio profondo, talvolta insospettabile, che interessa le nuove generazioni.

Le telefonate tra i più giovani sono sempre più rare. Non certo per mancanza di contatti, bensì a fronte di nuove abitudini digitali. Più delle semplici chiamate, infatti, imperversano i vocali sulle chat. Una moda che molto racconta sulla capacità delle giovani generazioni di gestire una conversazione tradizionale. Altro discorso per le videochiamate, non solo su Whatsapp, ma anche attraverso un altro canale, dedicato agli utenti Apple.

Si tratta di FaceTime, una risorsa utilizzata da moltissimi adolescenti, sempre alla ricerca di strumenti meno noti agli adulti, tanto più che FaceTime consente di comunicare senza scaricare App e, quindi, aggirando i parental control. Basta una connessione internet, anche WiFi. Proprio per questo viene spesso usato per videochiamate, spesso illecita in relazione alla presenza di soggetti minorenni. Un trend che ha spinto Apple a bloccare il servizio in caso di nudità.

Il sistema, chiamato Communication Safety, rileva automaticamente la presenza di nudità nelle videochiamate e, se rilevata, blocca la visualizzazione. Dopo una fase test, dal prossimo autunno FaceTime potrebbe rivelarsi un alleato per le videochiamate in famiglia, una delle “scuse” più comuni per concedere l’uso di social e chat ai preadolescenti.

Su FaceTime, con le nuove funzionalità introdotte, la nudità non sarà più un problema. Questa funzionalità è pensata per la tutela dei minori, ma potrebbe essere estesa anche agli account adulti.