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L’esperienza di Pepita

Il paese sta assistendo a un’altra chiusura delle scuole, quale impatto emotivo e psicologico avrà sui nostri ragazzi? Nella Fase 1, Pepita ha realizzato un sondaggio online attraverso il quale potessimo imparare dai ragazzi stessi,  ascoltando il loro stato d’animo, i loro bisogni e le loro richieste. Per poterli poi aiutare e supportare, in qualità di educatori ci siamo chiesti come stessero realmente vivendo il distanziamento sociale e fisico tra loro e come potessimo continuare a essere un reale supporto nella loro crescita.

La quotidianità vissuta dai ragazzi durante la chiusura

La settimana scorsa, Pepita ha voluto condividere i dati sull’impatto psicologico che ha avuto il lockdown della scorsa primavera sui nostri ragazzi. In questo articolo, invece, presentiamo i dati emersi dal sondaggio in merito a come abbiano vissuto la loro quotidianità.

Al primo posto di cosa sia mancato di più ci sono gli amici, non perché non conservino il contatto, ma perché il virtuale non basta, non è sufficiente neanche per i famosi nativi digitali che avrebbero sostituito le relazioni reali con quelle virtuali. Ai ragazzi è mancato, infatti,  “vedere i miei amici” (87,4%), seguito da “uscire di casa” (65,2%), e “fare sport o attività che mi appassionano” (55,2%).

Mezzi di comunicazione alternativi alla presenza

I mezzi che sono stati utilizzati di più in quei mesi (e probabilmente che sono tornati al centro dei nostri ragazzi proprio nell’ultimo mese) sono: le chat (93,7%), le videochiamate (84,4%), i messaggi vocali (41,8%), le telefonate (32,9%).

E i “mitici” social network? Sono in fondo alla lista, sia nel loro utilizzo che nel giudizio sulla loro funzionalità per stare in relazione: “guardare quello che pubblicano gli altri” al 24,1% e “pubblicare foto/video o storie sui social network” a 14,1%, meno delle telefonate.

Cosa hanno fatto i ragazzi durante il lockdown

Il sondaggio ha chiesto ai ragazzi di raccontare che cosa abbiano fatto durante quelle lunghe giornate. Al centro vi è lo studio, “studio e faccio i compiti” (69,6%), “seguo le lezioni online” (64,8%). Subito dopo vengono le relazioni (“parlo e chatto coi miei amici” 61,5%) e lo svago sia virtuale che reale (“guardo film o serie tv” 57,4%, “svolgo un’attività fisica” 37,8%,videogioco 22,9%). 

Anche in questo caso i social sono alla fine della lista “guardo quello che pubblicano i miei amici sui social network” (17,1%) praticamente al pari di “svolgo attività creative (disegno, scrittura libera, suonare uno strumento…) (17,8%), mentre “pubblico foto/video o storie sui social network” in penultima posizione (4,1%) appena prima di “cerco informazioni sull’andamento della situazione attuale” (3,3%).

Convivenza in famiglia

Un’altra questione importante che è emersa da questa “indagine”, è proprio quella del rapporto genitore-figlio.
La maggior parte dei ragazzi (64,6%) alla domanda “come ti trovi con loro” ha risposto “bene” (45,2%) o “molto bene” (19,4%), una netta minoranza dice di trovarsi “male” (19,4%) o “molto male” (1,5%); il restante si colloca in una posizione intermedia.

Stati d’animo

Pepita, infine, ha voluto conoscere gli stati d’animo predominanti nei ragazzi. È risultato che siano stati  la “noia” (70,7%),la “sensazione di sentirsi in gabbia” (44,1%), la tristezza (35,2%), ma anche la calma/tranquillità (33,3%), un senso di “confusione” (30,7%) ma anche la “voglia di fare” (29,6%). Un ventaglio di emozioni in linea con il periodo.

Conclusioni

Che cosa è emerso, dunque, di importante da questa indagine?

Sicuramente uno stimolo per farci riflettere sul pregiudizio che spesso accompagna chi parla di, e forse anche chi lavora con, gli adolescenti.

I nostri adolescenti nativi digitali, forse, non è vero che hanno sostituito il reale con il virtuale. Le tantissime ore passate online non sono al posto delle relazioni reali, ma insieme a queste. Il loro uso dei social network sembra essere a sostegno delle relazioni reali, non al loro posto, altrimenti non si spiegherebbe come mai in un periodo in cui le relazioni reali sono impedite, i social network non abbiano preso il sopravvento nella quotidianità.

Un altro messaggio emerso è il richiamo, sia per il genitore che il professionista, a rinnovare la sua vicinanza, a promuovere il dialogo, a informarsi e a voler conoscere senza pregiudizio le abitudini dei ragazzi. A saper trovare la giusta distanza affettiva ed educativa, quella che permette ai ragazzi di essere e sentirsi protetti (e non ossessivamente controllati) e per questo di poter esplorare il proprio sé e il mondo.
È un obiettivo arduo che richiede grande coraggio, il coraggio di educare. Un coraggio che non può essere del solo “io”, il coraggio che è del “noi”. Un coraggio che si costruisce insieme, nella quotidianità: azioni che ci costruiscono, ci danno forza e che ci fanno raggiungere l’altro lì dov’è per portarlo, e portarci, verso la meta.

Nel prossimo articolo tratteremo, appunto, del “coraggio di educare”, orientarsi nell’emergenza per costruire una nuova consapevolezza nella relazione con i giovani.

Testo tratto dalla pubblicazione Pepita “Cor Habeo – Il coraggio di educare” – Progetto a cura di: Marco Bernardi, Ivano Zoppi
Versione integrale scaricabile gratuitamente.