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Perché chi dovrebbe avere il destino nelle sue mani rinuncia a combattere per la felicità? Perché chi ha tutta la vita davanti non riesce ad avere fiducia nel futuro? Il Policlinico di Milano attesta che, dall’inizio dell’anno, i casi di attacco di panico tra gli adolescenti sono raddoppiati rispetto al 2020. Certamente la Pandemia ha condizionato questo trend, ma il Covid-19 non può essere il paravento delle nostre mancanze. Siamo noi che abbiamo rinunciato al nostro ruolo educativo, delegando al web, ai social e ai motori di ricerca il compito di accompagnare le nuove generazioni alla scoperta del mondo.

Per fare un passo nel futuro dobbiamo prima riavvolgere il nastro e comprendere davvero come poter entrare in contatto con i nostri figli. Ben prima dell’esplosione della crisi pandemica stiamo vivendo una crisi educativa, in cui abbiamo perso la capacità di ascoltare. I genitori, per natura, hanno un innato istinto che li aiuta a valutare il contesto e a soppesare l’ambiente circostante in modo da compararlo con i bisogni, le speranze e le peculiarità dei propri figli. Un istinto animale, nel senso buono e positivo del termine, che abbiamo sopito, ignorato e sostituito con un click. Abbiamo pensato che bastasse la copertina, quando invece dovevamo leggere il libro. Un racconto che si ripete pagina dopo pagina, fino a questa estate. Proprio i mesi della spensieratezza sono stati segnati da risse, illegalità, discriminazioni e, soprattutto, da una sessualità che troppo spesso si esprime con pregiudizio, con superficialità e, finanche, violenza.

Anche così, tragicamente, i ragazzi colmano quel senso di vuoto che da secoli ci raccontano i romanzi, le canzoni, il cinema e l’arte. Un vuoto scavato dalle aspettative, dalle pressioni, dalle ansie, dalle paure e dai dubbio che noi adulti abbiamo smesso di chiarire, nei cuori tempestosi della generazione Z. Un vuoto riportato dai media, che raccontano i sintomi, a volte le diagnosi, ma quasi mai la cura di un disagio che, se ignorato, può portare anche alle estreme conseguenze.

In Italia, ogni anno, 500 adolescenti cercano di togliersi la vita. In Europa il suicidio è la seconda causa di morte tra i 15 e i 30 anni. Dati costanti e impietosi, che fotografano un popolo, quello dei “giovani”, incerto e fragile ben prima della pandemia. Certamente un’aggravante pesante e inaspettata, ma che non può sollevare nessuno di noi, dalle istituzioni alle famiglie, dalla comunità educante ai media, dalle proprie responsabilità. Un quadro complicato che si aggiunge ad un autunno già condizionato dalle complessità del back to school, dei Green pass e dei tamponi. Una conferma in più, qual ora fosse necessaria, che non esiste scorciatoia al dialogo inter generazionale, al coinvolgimento dei cosiddetti “under” alla vita pubblica, al coraggio di tornare ad educare.

Ivano Zoppi,
Presidente Pepita Onlus

approfondimenti e dati:

https://www.donnamoderna.com/news/societa/attacchi-di-panico-depressione-adolescenti

https://www.donnamoderna.com/news/societa/adolescenti-suicidio-cause