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Pepita, con il sostegno di Fondazione Comunità Novarese Onlus, avvia un percorso formativo a Novara e Borgomanero contro la violenza di genere per aiutare i ragazzi a riconoscere le emozioni. Un progetto pensato per i giovani, che parte dalla fascia più a rischio, intrappolati da un lato dagli stereotipi dei social, dall’altro dalla carenza di alternative alla dimensione digitale. 

Novara e la sua provincia investono sulle nuove generazioni per riuscire a rinsaldare quei valori fondamentali per la comunità che la crisi della pandemia ha indebolito. Grazie al sostegno di Fondazione Comunità Novarese Onlus, da questo autunno prende il via un progetto di ampio respiro, all’insegna di quella continuità educativa che spesso i territori non riescono ad applicare.

Non a caso il nome dell’iniziativa – “Se son Rose” – richiama proprio ai tempi necessari per fare germogliare risultati efficaci e duraturi. Da ottobre 2021 a novembre 2022 i plessi scolastici di Borgomanero (Istituto Don Bosco) e di Novara (Istituto Salesiano San Lorenzo) saranno al centro di un percorso di sensibilizzazione e formazione per la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, che passa dall’affettività e dalla conoscenza delle emozioni.

Una missione educativa affidata a Pepita, fra le Onlus più attive in Italia a tutela dei cittadini di domani; nelle scuole, negli oratori e nei centri sportivi.

 “Le cronache di questi giorni ci confermano la portata delle conseguenze di due anni scolastici condizionati da chiusure e restrizioni”, spiega il Presidente di Pepita, Ivano Zoppi. “Un lungo letargo imposto dal virus, in cui abbiamo affidato alla rete tutto il nostro quotidiano. Internet – aggiunge Zoppi – ci ha permesso di continuare a lavorare, a studiare e a relazionarci, ma ha negato a milioni di ragazzi quelle esperienze autentiche di vita vissuta che sono alla base della costruzione di sé”. 

Al posto del primo bacio, delle gite scolastiche e delle uscite al cinema, gli adolescenti hanno abitato in streaming, sui pc e gli smartphone costantemente connessi, nella confort zone delle loro camerette. “Non certo una palestra di vita, quella che invece può e deve tornare a rappresentare la scuola, assieme alle famiglie e a tutta la comunità educante”, osserva il Presidente di Pepita.

Siamo consapevoli – commenta il Presidente di Fondazione Comunità Novarese onlus, Prof. Davide Maggiche la prevenzione della violenza di genere e dei fenomeni ad essa correlati debba cominciare dai più giovani e che la pandemia, purtroppo, ha acuito il problema in numerosi dei suoi aspetti. La scuola è il primo esempio di comunità di cui ci trova a far parte e, quindi, è fondamentale portare al suo interno le regole di convivenza con l’altro e l’educazione alle emozioni e al rispetto; così da prevenire, il più possibile, i conflitti. Ecco perché la Fondazione ha scelto di sostenere il progettoSe son rose” che coinvolge gli studenti ma, al contempo le comunità educanti (famiglie e docenti, adulti di riferimento) per offrire informazioni, competenze e strumenti pratici per riconoscere i segnali di disagio, trasmettere valori, intervenire a supporto della vittima o per il recupero dell’aggressore”.

Sono 18 le classi beneficiarie del progetto, dalle scuole secondarie di primo a quelle di secondo grado. Un percorso che inizia dall’ascolto, con un questionario dedicato a studenti e insegnanti, per poi sviluppare specifiche attività formative e laboratori, online e in presenza, sia per i ragazzi che per i loro genitori e docenti.

Da gennaio 2022 sarà predisposto uno sportello telefonico unificato di ascolto, con funzione di supporto e segnalazione.

Violenza tra pari, solitudine e disagio saranno al centro di un confronto aperto e profondo, con testimonianze e contributi speciali, anche da quel patinato mondo degli influencer che tanto affascina i teenager. Importanti gli incontri con le famiglie, per verificare la bontà del percorso “Se son rose” e fare fiorire un dialogo più continuo e positivo tra genitori e figli.

Pepita crede nel recupero dei valori dell’infanzia e dell’adolescenza, spesso zippati dalla società digitale, ma che le nuove generazioni possono riscoprire con la forza gentile della parola.

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